Top 5 about Milan Fashion Week

Def

The Milan Fashion Week has just ended, and with great joy we leave apart anglicisms. Yes, because we feel a little Italian ‘winners.

Here we made a point, a kind of awareness of the art we create, a scream loud and clear at Prada and Gucci runways. A logic far from the economic dynamics but an analysis on contemporary man, so a culturally higher value. Therein lies the Italian genius: to make the added value of creativity, essential to cross all the discussions on fast fashion and new commercial revolutions to strengthen the dialogue between art and fashion that recently we had perhaps forgotten.

La Settimana della Moda milanese si è appena conclusa e con grande gioia lasciamo da parte di inglesismi. Sì, perché da italiani ci sentiamo un po’ vincitori.

Come se nell’incertezza più generale qui si fosse messo un punto, una sorta di presa di coscienza del noi creiamo arte urlato forte e chiaro nelle sfilate di Prada e Gucci. Una logica che svincola dalle dinamiche di mercato ma propone un’analisi sull’uomo contemporaneo, quindi un valore culturalmente più alto. È qui che sta la genialità italiana: rendere la creatività il valore aggiunto, essenziale per valicare tutte le discussioni su fast fashion e nuove rivoluzioni commerciali per fortificare quel dialogo tra arte e moda che negli ultimi tempi si era forse dimenticato.

Gucci

#1 GUCCI

Alessandro Michele makes us dream, this time with the participation of Petra Collins in the parade. Continue the dialogue with contemporary muses to enhance its eclectic style. At first glance, one is stunned, the wealth of content and look of the various references creates a brain circuit. From the 40s to Studio 54, plateau and bon ton, overdressing and dream dresses, all to describe an imaginary contemporary woman who doesn’t know where it wants to go but wants to collect all inputs on her way. Michele still amazes us with his contemporary, inviting Gucci Ghost and creating a sort of praise of the false. The artist is known to reproduce in his works the Gucci logo and for once had the opportunity to sign the original garments. Why streetwear is an inexhaustible source of suggestions.

Alessandro Michele ci fa sognare, questa volta con la partecipazione di Petra Collins alla sfilata. Continua il dialogo con le muse contemporanee per esaltare il suo stile eclettico. A prima vista si rimane storditi, la ricchezza di contenuti e riferimenti dei vari look crea un cortocircuito cerebrale. Dagli anni ’40 allo Studio 54, plateau e bon ton, overdressing e abiti da sogno, tutto per descrivere un immaginario di donna contemporanea che non sa bene dove vuole andare ma vuole collezionare tutti gli input sulla sua strada. Michele ci stupisce ancora con la sua contemporaneità, invitando Gucci Ghost e creando una sorta di elogio del falso. L’artista è noto per riprodurre nelle sue opere il logo di Gucci e per una volta ha avuto l’occasione di firmare dei capi originali. Perché lo streetwear è fonte inesauribile di suggestioni.

Prada

#2 PRADA

Let’s talk about Prada after Gucci for a sort of continuity, a vision of the woman who has to look back in time and keeping (almost laboriously) all her personal baggage. The Prada fashion show we can only say that it was one of the most revolutionary proposals by Miuccia, during the half-hour show has entered into a parallel dimension in which it is understood that talking about fashion is to speak of art and that all contemporary dissertations are crap when compared to a reflection of this kind. A perversion of the accumulation of a sailor ready to challenge the world, a “woman to pieces” drawing an original narrative that seems to chaos but a precise ideal in mind.

Parliamo di Prada dopo Gucci per una sorta di continuità, una visione della donna che deve guardare indietro nel tempo e trasportare (quasi con fatica) tutto il suo bagaglio personale. Sulla sfilata di Prada possiamo solo dire che è stata una delle più rivoluzionarie proposte da Miuccia, durante la mezzora di show si è entrati in una dimensione parallela in cui si è compreso che parlare di moda significa parlare di arte e che tutte le disertazioni contemporanee sono fuffa se comparate ad una riflessione di questo genere. Una perversione dell’accumulo su una marinaretta pronta a sfidare il mondo, una “donna a pezzi” che traccia un percorso narrativo originale che sembra caos ma ha un’ideale preciso nella mente.

Moschino

#3 MOSCHINO

Jeremy Scott leaves the pop chart and dives into a new suggestion, proposing a burning show.

Fire and flames have accompanied a parade of sassy and dramatic models on biker clothing girl gang and transformed into smoked princesses. Scott said that he was thinking of the Bonfire of the Vanities – where, in 1497, the religious authorities have burned thousands of objects in Florence. “They rejected all the luxury,” he explained. “They burned the clothes, makeup, jewelery, gilt frames, pianos, musical instruments, paintings, manuscripts.” The imagery is therefore that of a “glamorous decomposition” surrounded by a show for the five senses.

Jeremy Scott abbandona il pop grafico e si tuffa in una nuova suggestione, proponendo un burning show.

Fuoco e fiamme hanno accompagnato una passerella di modelle sbarazzine e drammatiche in abiti da biker girl gang e trasformate in principesse bruciacchiate di satin. Scott ha dichiarato che stava pensando al falò delle vanità – quando, nel 1497, le autorità religiose hanno bruciato migliaia di oggetti a Firenze. “Hanno rifiutato tutto il lusso”, ha spiegato. “Hanno bruciato gli abiti, il trucco, i gioielli, le cornici dorate, i pianoforti, gli strumenti musicali, i dipinti, i manoscritti.” L’immaginario è quindi quello di una “decomposizione glamour” contornata da uno show per i cinque sensi.

MSGM

#4 MSGM

Massimo Giorgetti presented a collection transporting the audience in the ’90s. Not stylistically, but for a complete ban of any use of social media during the parade: just eyes and heart. successful experiment? Of course, some members of the public have ignored the advice and tripped and snapchatted anyway, but most followed the rule, savoring the show without thinking to the iPhone. As for the collection, Giorgetti cited three artists in particular as a source of inspiration: Betty Woodman, Antonio Lopez and Ursula Hertz Stenberg. Thus defining a palette of bold colors and the incorporation of polka dots, stripes and pictorial prints. Considering the absence of distractions, we’ll see if his anti-social media position wins.

Massimo Giorgetti ha presentato una collezione trasportando il pubblico negli anni ’90. Non stilisticamente, ma per il blocco completo di qualsiasi utilizzo di social media durante la sfilata: solo occhi e cuore. Esperimento riuscito? Naturalmente alcuni membri del pubblico hanno ignorato il consiglio e scattato e snapchattato comunque, ma la maggior parte ha seguito la regola, assaporando lo spettacolo senza pensare all’iphone. Per quanto riguarda la collezione, Giorgetti ha citato tre artisti in particolare come fonte di ispirazione: Betty Woodman, Antonio Lopez e Ursula Hertz Stenberg. Definendo quindi una tavolozza di colori audaci e l’incorporazione di pois, righe e stampe pittorici. Considerando l’assenza di distrazioni, vedremo se la sua posizione anti-social media posizione ha fruttato.

Marni

#5 MARNI

Consuelo Castiglioni is a certainty, presented her modern synthesis of Italian glamor. In the wardrobe for next winter there will arty earrings, toe shoes, boots on a low heel and a sprinkling of 40s. Be stressed that the oversize diktat, which went through several shows, is also present here. An ability to be reckoned with is still to be able to hit what women want to wear to feel beautiful but not for sensual strength.

Consuelo Castiglioni è una certezza, ha presentato la propria sintesi moderna del glamour italiano. Nel guardaroba del prossimo inverno non mancheranno orecchini arty, scarpe a punta, stivali su un tacco basso ed una spolverata di anni ‘40. Da sottolineare come il diktat dell’oversize, che ha attraversato diverse sfilate, sia presente anche qui. Una capacità da non sottovalutare è comunque quella di riuscire a centrare ciò che le donne vogliono indossare per sentirsi belle ma non per forza sensuali.

 

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