Racism in fashion

racism

Let’s walk on tiptoe and talk about racism. An extremely uncomfortable subject in (fashion) world. Discrimination, and as such we should treat it. It was back in 2015 when Franca Sozzani declared that racism was a marginal problem, that soon would be resolved. So much so that she decided to publish a Black Issue, to celebrate the black beauty. We are in 2016, at the end of another fashion month, and after 312 shows the conclusions are bleak. The first hint was given by The Fashion Spot, which analyzed all the casting made in New York, London, Paris and Milan, and proceeds that only 24.75% of all the models for the AW16 season were non-white women. Milan is the worst capital: here 80% of the models was white. The reality is very complex and very high risk of trivializing, but another interesting fact is how it’s an horizontal problem: not only few models are black, but also the designers. Only 2.7% of American designers is black. From one point of view it seems to be a matter of inexperience, as denounced by Nykhor Paul. The model has written a letter in which she tells how often in backstage is forced to take make up from home, because the make-up artist are unprepared. And if it comes to hair, best gloss on the issue, we avoid the embarrassment. The crux of the problem seems to be a matter of casting. Why should a designe choose a non-white model?

Camminiamo in punta di piedi e parliamo di razzismo. Un argomento estremamente scomodo nel mondo (della moda). Discriminazioni, e come tali vanno trattate. Era il lontano 2015 quando Franca Sozzani dichiarava che il razzismo fosse una problematica marginale, che in poco tempo si sarebbe risolta. Tanto che decise di pubblicare un Black Issue, per celebrare la bellezza nera. Siamo nel 2016, allo scadere dell’ennesimo fashion month, e dopo 312 sfilate le conclusioni sono poco rosee. Il primo spunto è stato dato da The Fashion Spot, che ha analizzato tutte i casting effettuati a New York, Londra, Parigi e Milano, e ricavato che solo il 24,75% di tutte le modelle per la stagione AW16 erano donne non-bianche. Milano la capitale peggiore: qui l’80% delle modelle era bianco. La realtà è molto complessa ed il rischio di banalizzare molto elevato, ma un altro dato interessante è quello che evidenzia come sia un problema trasversale: non solo poche modelle sono nere, ma anche i designer. Basti pensare che solo il 2,7% degli stilisti americani è nero. Da un certo punto di vista sembra essere una questione di inesperienza, come denunciato da Nykhor Paul. La modella ha scritto una lettera nella quale racconta come spesso nei backstage sia costretta a portarsi i trucchi da casa, perché le make-up artist risultano impreparate. Se poi si tratta di capelli, meglio glissare sulla questione, evitiamo l’imbarazzo. Il fulcro del problema sembra proprio essere una questione di casting. Perché uno stilista dovrebbe scegliere una modella non-bianca?

With the gorgeous girls backstage at #ZacPosen #FW16 #DiversityRules

Una foto pubblicata da @zacposen in data:

 

The approaches to the problem seem to be two. One is to Demna Gvasalia, tipped as racist by Jason Campbell from the columns of Business of Fashion. In his show all the models were white, and in some way linked to the figure of the designer. A kind of collective. So here there was a need for representation of a personal dimension, as a license for artistic expression that we struggle to condemn. On the other hand, there are examples like that of James Scully, casting director, who said “if you are the designers that the whole world is watching at that time, if you transmit a message of inclusion is never out of style. A kind of slap in the face to all the people of color who would like to buy clothes, but the message passing is that in your world there is no place for them. “So a vision of designers in his own world and designers to the world, which implies a choice of ad hoc models. Virtuous were found to be Zac Posen, with 80% of black models, and Kanye West who proposed a wholly represented by non-whites show. Of course the question can be developed further by adding the discrimination of size, gender and age. Avant-garde in this sense were Alessandro Michele, who invited Harinef, or Veronica Webb for Yeezy and Pat Cleveland for H&M. Perhaps it is a short-sighted view, when buyers are on a global scale, does makes sense to represent a small portion of the world?A complaint that is more than legitimate, because the fashion industry will become a place of inclusion and not exclusion. Although at times it seems that racism is an ancient concept and away, the facts speak and often do not tell us pleasantries.

Gli approcci al problema sembrano essere due. Uno è quello di Demna Gvasalia, additato come razzista da Jason Campbell dalle colonne di Business of Fashion. Nella sua sfilata tutti i modelli erano bianchi, anzi in qualche modo collegati alla figura del designer. Una sorta di collettivo. Quindi qui c’era una necessità di rappresentazione di una dimensione personale, come una licenza di espressione artistica che fatichiamo a condannare. Dall’altro lato ci sono esempi come quello di James Scully, direttore casting, che ha dichiarato “se sei il designer che il mondo intero sta guardando in quel momento, se trasmetti un messaggio di esclusione non è mai di moda. Una sorta di schiaffo a tutte le persone di colore che vorrebbero comprare i vestiti, ma il messaggio che passa è che nel tuo mondo non c’è posto per loro”. Quindi una visione di designer nel suo mondo e designer per il mondo, che implica una scelta di modelli ad hoc. I virtuosi sono risultati essere Zac Posen, con l’80% delle modelle di colore, e Kanye West che ha proposto una sfilata interamente rappresentata da non-bianchi. Naturalmente la questione può essere ulteriormente sviscerata aggiungendo la discriminazione di taglia, sesso ed età. Avanguardisti in questo senso sono stati Alessandro Michele, che ha fatto sfilare Harinef, o Veronica Webb da Yeezy e Pat Cleveland da H&M. Forse si tratta di una visione miope, quando gli acquirenti sono su scala globale ha senso rappresentare una piccola porzione di mondo? Una denuncia che è più che lecita, perché il fashion system diventi luogo di inclusione e non di esclusione. Anche se a tratti sembra che il razzismo sia un concetto antico e lontano, i fatti parlano e spesso non ci raccontano piacevolezze.

YS3. | @blackmarketusa

Una foto pubblicata da Kanye West (@yeezyscloset) in data:

Comments are closed.