A ’70 icon: Loulou de la Falaise

Lou Lou

Unpredictable, rebel and in her way eccentric. This is how you could define Loulou de la Falaise in few words. Maybe too few. Since she was much more than that. Not just a muse, but a true inspiration and even an artist who, with her style and her ways, wasn’t just the Yves Saint Laurent’s friend, but a unique style icon.

A career spent in the fashion world since forever, as a model discovere by Diana Vreeland, as a fashion editor at Queen and as a jewel and accessories designer, first with her friend Yves, and then with her own label which made her famous in the 70s. And she embodied that decade so well, in the spirit and in the style: with her artistic background, her joie de vivre and her endless traveller spirit or, as she loved to say, gipsy, since she was free and always moving.

Lou Lou

That’s why Saint Laurent wanted her by his side, for her ability to suggest and inspire, without stopping and with an extraordinary critical eye. She loved to mix up style, colours, fabrics, ideas, moving from folk exploration to romantic and boho-chic recalls, so typical of those years, with bold colours, hot pants, ethnic prints and the inseparable pants (from velvet to shantung), without forgetting her accessories with that ethnic touch and her scarves, in a perfect and varied juxtaposition, always experimenting and with that innate ability not to go unnoticed. Grace Coddington used to remember how you just need to see her to be speechless.

Lanvin

Today we would call her it-girl, but Loulou de la Falaise was much more. Because she was lively in what she did, a tireless worker who stayed by Yves side for more than 30 years, as a partner, a confidant and inspiration. A continuous surprise, a muse, a free spirit, with a rebellious and so creative style which, as much as the collections by Saint Laurent, marked a new era.

Lou Lou and Yves

Versione Italiana

Imprevedibile, ribelle, a suo modo eccentrica. Così si potrebbe definire Loulou de la Falaise in poche parole. Forse troppo poche. Perché lei era molto di più. Non solo una musa, ma una fonte di ispirazione e anche un’artista che, con il suo stile e il suo modo di essere, non solo è stata l’amica di Yves Saint Laurent, ma un’icona senza eguali.

Faliero Sarti

Una carriera passata da sempre nella moda, da modella scoperta da Diana Vreeland, a fashion editor per Queen e designer di accessori e gioielli, prima al fianco dell’amico Yves e poi con la griffe che portava il suo nome e che l’anno resa famosa negli anni ’70. Lei che di quella decade incarnava lo spirito e lo stile: con il suo background artistico, la spensieratezza del vivere e lo spirito da instancabile viaggiatrice o, come piaceva definirsi lei, da zingara perché libera e in perenne movimento.

Lou Lou De La Falaise

Sarà per questo che Saint Laurent l’ha voluta da subito al suo fianco, per la sua capacità di consigliare e ispirare, senza mai fermarsi e con uno straordinario occhio critico. Amava mischiare stili, colori, tessuti, idee, passando dalle esplorazioni folk ai richiami romantici boho-chic, tipiche di quegli anni, con colori brillanti affiancati a hot pants e stampe etniche, le pellicce e gli inseparabili pantaloni (dal velluto allo shantung), senza dimenticare gli immancabili accessori dal sapore etnico e i suoi foulard e sciarpe, in una sovrapposizione sorprendente e variegata, sempre sperimentando e con un’innata capacità di non passare inosservata. La stessa Grace Coddington ricorda che “bastava guardarla e rimanevi senza parole”.

Saint Laurent Monogram

Oggi la chiameremmo banalmente it-girl, ma Loulou de la Falaise era molto di più. Perché era viva in quello che faceva, un’instancabile lavoratrice che per oltre trent’anni è stata al fianco dell’amico, come collaboratrice, confidente e fonte di ispirazione. Una sorpresa continua, una musa, uno spirito libero, dallo stile ribelle e così creativo che, tanto quanto le collezioni di Saint Laurent, ha segnato un’epoca.

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