Paris fashion week recap

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All eyes on Paris. Like always. But this season a little bit more. The city which has always been the main theatre of fashion, this season was  a première for many: after a turbulent 2015 made of unexpected farewells and interrupted collaborations, the will and curiosity and, why not, even fear, to see what’s next and to breath this wind of change was a lot.
So, after an intense week, full of shows, collections, emotions, new beginnings, this is the time for taking stock.

Tutti gli occhi su Parigi. Come sempre. Ma questa stagione un po’ di più. Quello che da sempre è il teatro principale delle settimane della moda, questa stagione si è trasformato in una prima assoluta per molti: dopo un 2015 burrascoso, fatto di addii improvvisi e collaborazioni interrotte, la voglia e la curiosità e, perché no, anche il timore, di vedere e, soprattutto, respirare il cambiamento era tanta.
E dopo una settimana intensa, ricca di show, collezioni, emozioni, nuovi inizi, ora ci si ferma a fare il punto.

NEW BEGINNINGS

As we were saying, indeed. Everything takes back to new beginnings in Paris. Lanvin, Dior, Balenciaga are debuting on scene, after the respective farewells of Alber Elbaz, Raf Simons and Alexander Wang, and whose new collections triggered all critics and insiders’ comments, opening the way to brand new debates. But, somehow, it’s been also the first time for some experienced like Riccardo Tisci who, after a spectacular show in New York last September 11th, with this new collection wanted to set forth a new start with Givenchy. And this was a new beginning (or maybe the next farewell) even for Hedi Slimane chez Saint Laurent, with his strong and evocative 80s collection. Because you never forget the first time. Or, at least, you shouldn’t.

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NEW BEGINNINGS

Dicevamo, appunto. Tutto riporta ai nuovi inizi a Parigi. Effettivi o espressivi. A debuttare in scena Lanvin, Dior, Balenciaga dopo i rispettivi addii di Alber Elbaz, Raf Simons e Alexander Wang, e le cui collezioni hanno scatenato commenti di critici e addetti ai lavori e che hanno aperto la strada a nuovi dibattiti. Ma è stata la prima volta anche per navigati come Riccardo Tisci che, con dopo il suo show spettacolare a New York lo scorso 11 settembre, con questa nuova collezione ha voluto sancire l’inizio di una nuova era con Givenchy. E forse, un nuovo inizio (o un prossimo addio) anche per Hedi Slimane da Saint Laurent, con la sua collezione dai contorni 80s. Perché la prima volta non si scorda mai. O, almeno, non si dovrebbe.

DEMNA GVASALIA IS THE NEW…

Black, surely! The new Gucci if you prefer, or the new Margiela if you want to exaggerate. Define Demna Gvasalia as you like, but he’s the only certainty of this week, the brain behind the brand on everybody’s lips (Vetements) and the new creative director of Balenciaga. Why everyone’s talking about him? For nth reasons: for his refined contemporaneity (he succeeded in merging the haute couture spirit of Cristobal Balenciaga with his own urban style). For his credibility, creating a new classic world for Balenciaga, simple in its originality. For his unconventional and real modernity, full of history and culture, speaking about nowadays at the same time. And also because he didn’t disappointed anyone, nor even those who were there to criticize him. What’s sure is that Demna Gvasalia is the key character of these Paris shows. Alessandro Michele was front row: a coincidence?

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DEMNA GVASALIA IS THE NEW…

Black. Ma anche il nuovo Gucci e, se vogliamo esagerare, il nuovo Margiela. Definitelo come vi pare. L’unica certezza di questa settimana è lui, la mente dietro il brand sulla bocca di tutti (Vetements) e il nuovo direttore creativo di Balenciaga. Perché tutti parlano di lui? Per mille motivi: per la sua contemporaneità raffinata (ha saputo fondere lo spirito dell’alta moda di Cristobal Balenciaga con il suo stile urban). Per la sua credibilità, disegnando un nuovo mondo classico con Balenciaga, semplice nella sua originalità. Per la sua modernità, così ricca di storia e cultura, che parla di sartoria e anni ’90 allo stesso tempo. Per non aver deluso le aspettative. Quel che è certo è che Demna Gvasalia è la figura chiave di queste sfilate parigine. Un caso, che Alessandro Michele fosse in prima fila allo show Balenciaga?

IT’S ALL ABOUT SET

Never before has the runways contour become integral part of the runways themselves as in recent years. Shows, literally, help to explain a collection, to define a theme, to involve the audience. Musics (Valentino), scenery (Louis Vuitton) and even sits (Chanel). Everything speaks about a well-defined mise-en-place. Maybe too much: at length, the risk is that those sets become pure marketing tools, denying soul to collections more than giving it to them.

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IT’S ALL ABOUT SET

Mai come in questi anni il contorno delle sfilate è diventato parte integrante delle sfilate stesse. Gli show aiutano a spiegare le collezioni, a definire un tema, a coinvolgere lo spettatore. Musiche (Valentino), scenari (Louis Vuitton), anche i posti a sedere (Chanel). Tutto parla di una mise-en-place ben precisa, ben studiata. Forse troppo: alla lunga, il rischio è che diventino dei meri strumenti di marketing, che tolgono anima alle collezioni, più che darla.

ALL DAY LONG

One of the things that most impress about this Paris fashion week is the almost-absence of evening looks. Paris, which has always embodied that haute couture spirit even during pret-a-porter runways, has been a a succession of daily collections where even the most romantic of the designer (Giambattista Valli) concentrated to cocktail dress and where, generally speaking, lengths are midi or always more mini (Saint Laurent). A choice that tastes of realism, but that forgets that special dreamlike part of the game.

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ALL DAY LONG

Una delle cose che più colpisce di questa settimana della moda parigina è la quasi-assenza di look da sera. Parigi, che da sempre incarna quello spirito haute couture anche nelle sfilate ready-to-wear, ha fatto sfilare un susseguirsi di collezioni da giorno, dove anche il più romantico dei designer (Valli), ha ridato vita ai cocktail dress e dove, in generale, le lunghezze sono medie, o sempre più mini (Saint Laurent). Una scelta che parla di realismo, ma che dimentica la parte onirica del gioco.

MUSES ARE BACK

Watching these Paris’ shows you may think to be back in the glorious 80s-90s where talking about collections were dresses but above all those model-myths who became icons. Maisons now are resuming to give clear faces to their creations, choosing real model casts to help talking about those creations. Stellar casts with, as best actresses, the Hadid sisters, Kendall Jenner, Joan Smalls, Jourdan Dunn, Karlie Kloss. From Balmain to Miu Miu, the model choice is now as important as the choice of fabrics.

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MUSES ARE BACK

A guardare le sfilate di Parigi sembra un po’ di essere tornati ai mitici anni ’80-’90 dove a raccontare le collezioni erano loro, quelle modelle-mito diventate icona. Le maison hanno ripreso a dare volti ben precisi alle loro creazioni, scegliendo dei veri e propri cast di modelle per aiutarli a parlarne. Cast stellari con attrici protagoniste le sorelle Hadid, Kendall Jenner, Joan Smalls, Jourdan Dunn, Karlie Kloss. Da Balmain a Miu Miu, la scelta delle modelle è importante tanto quanto la scelta dei tessuti.

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